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Quando parliamo di pubblicità sui siti internet, parliamo spesso di dati che non sempre possono essere misurati e verificati in modo preciso per stabilire con certezza la propria remunerazione. Ebbene gli editori soffrono un pò quest’aspetto, poiché devono affidarsi alle “stime quotidiane” delle varie agenzie e/o concessionarie pubblicitarie per poi trovarsi a fine mese dei report che spesso risultano sporcati dalla voce “invenduto” piuttosto che “non monetizzato” etc….

Perché avviene questo?

Avviene perché i passaggi intermedi tra chi pubblicizza un prodotto e chi invece “vede” la pubblicità sono molteplici, e quindi non tutti i soggetti coinvolti nel giro di affari sono celeri nell’aggiornare i dati o disposti a fornire report precisi e dettagliati.

Ma un altro motivo, paradossalmente sta a valle di tutto il meccanismo. L’utente che entra in un sito web, in modo consapevole o non consapevole arreca ai sistemi di controllo dei dati pubblicitari un “danno” che rischia di disturbare i sistemi di riscontro e statistica dei dati pubblicitari. L’utente infatti per dare seguito alla remunerazione di uno spazio pubblicitario deve sicuramente compiere un’azione sullo stesso e precisamente dovrebbe/potrebbe:

  • visualizzare lo spazio adv
  • interagire con esso, per esempio cliccandoci su o visualizzando il video
  • chiuderlo subito con la “x” che spesso è inclusa nello spazio banner

Proprio quest’ultima azione, e cioè quella della chiusura immediata di uno spazio pubblicitario potrebbe essere considerato come “impression non venduta“, questo mancato introito va chiaramente a sporcare quei famosi report di cui parlavamo sopra.

Come risolvere il problema degli spazi banner invenduti?

Un modo in effetti c’è.

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Se hai un sito web e vuoi dati certi contattaci, ti spieghiamo come è possibile risolvere il problema, se non al 100% quantomeno con un margine di incertezza molto basso.

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francesco-megna

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